RICOSTRUZIONE DELLA CAPPELLA DEL TRIBUNALE DI PROVVISIONE, DEDICATA A S. GIOVANNI BATTISTA
(Rolando Pizzoli)
Come la Cappella dei Giureconsulti anche la cappella del Tribunale dei Dodici di Provvisione è oggi un’architettura scomparsa.
Le cronache hanno sempre definito quest’ambiente cappella, per quanto non sia confermata l’esistenza di un effettivo obbligo di celebrazione quotidiana della Messa (per cui ci si sarebbe riferiti ad essa come chiesa), e uno dei membri del tribunale (facente parte del clero), ricopriva la funzione di “cappellano” e come tale assumeva il compito di celebrare la messa nella sede della Provvisione, ogni giorno feriale, prima dell’apertura dei lavori[1].
Rispetto alla Cappella dei Giureconsulti le notizie sulla cappella della Provvisione sono più scarse e frammentarie.
Come i Dottori in Legge, anche i Dodici di Provvisione avevano la loro sede storica all’interno del Broletto, occupando alcune stanze all’interno degli edifici, che riassettati dal Seregni, diverranno il nuovo Palazzo dei Giureconsulti.
Si sa che la Provvisione occupò la sua nuova sede, al primo piano del nuovo palazzo (che allora era limitato solo all’ala sinistra del Palazzo probabilmente appena prima del passaggio di S.Margherita, poiché un disegno anteriore al 1601, conservato alla Raccolta Bianconi[2] mostra lo stato dell’arte del cantiere, fermo alla metà orientale dell’edificio attuale, fino alla torre, che conservava ancora le linee medievali).
Non si conosce nemmeno l’architetto che la progettò; probabilmente, come supposto dall’Ing. Piero Bellini, non fu il Seregni, allora occupato alla Fabbrica del Duomo, ma l’ambiente fu forse frutto della risistemazione dei nuovi locali della Provvisione, fatta a Spese del Comune, dall’ing. Pirovano.
Doveva trattarsi in ogni caso di un ambiente molto semplice, giacché l’ing. Bellini poco oltre specifica che “il lavoro aveva artisticamente poca importanza “perché il Seregni se ne occupasse[3].
Con molta probabilità, le due cappelle dovevano differire anche per le loro impostazioni: entrambe caratterizzati da volumi semplici, (per quanto in quella dei Giureconsulti ci fosse stata aggiunta un’abside) la cappella dei Giureconsulti doveva qualificarsi come più complessa, su un piano architettonico, come dimostra l’utilizzo di lesene, nicchie ricavate nelle pareti ed ingressi ad arco, mentre la cappella di Provvisione affermava la sua importanza per le numerose opere su tela che l’adornavano e che oggi sono conservate ai musei civici del Castello. Si è potuto appurare che entrambe presentavano delle decorazioni a stucco, senza però conoscerne l’aspetto, ma della cappella di provvisione se ne conoscono gli autori,Giuseppe Meda e Antonio Abbondi, rispettivamente progettista ed esecutore materiale.
.
La cappella fu smantellata a partire dal 17 giugno del 1771 quando la Corte approva il trasferimento degli uffici civici e dell’arredo della Cappella di Provvisione, nella cappella di Santa Maria della Neve, a Palazzo Carmagnola. Le opere verranno ivi effettivamente trasferite nel 1773, e raggiunte, nel 1779 anche dall’ancona del Figino, assieme alla balaustra di marmo.
PERCORSO RICOSTRUTTIVO DELLA CAPPELLA
Per la ricostruzione dell’ambiente e per la sua localizzazione, in mancanza di una documentazione di riferimento più circostanziata, ci si è dovuti basare solo sulle poche tracce contenute nelle bibliografie consultate ed incrociare dei dati raccolti dalle testimonianze iconografiche e dai documenti progettuali; ci si è avvalsi quindi delle:
citazioni fornite dal saggio dell’ing. Bellini, contenute nel saggio di Ettore Verga (1914).
guide redatte nel XVIII sec dal Lattuada e del Torre.
del saggio di Adriana Valli d’Auria, “l’antica cappella del tribunale di provvisione ed i suoi dipinti” città di Milano, n°81 n°11-12 nov-dic. 1964
dei disegni del Seregni conservati alla Raccolta Bianconi, volume 1 presso la Biblioteca Trivulziana.
della pianta della piazza dei Mercanti dopo il 1815 e tra il 1855, Civica Raccolta Bertarelli
degli elaborati redatti da Pietro Gilardoni nel 1824 per la costruzione del secondo piano di Palazzo Giureconsulti (fondo Ornato Fabbriche, Biblioteca trivulziana).
Dall’analisi in oggetto è emerso che:
Tutte le fonti bibliografiche consultate concordano nell’affermare che i locali della Provvisione fossero siti, dal 1568 al primo piano del palazzo Giureconsulti. Ne consegue che la cappella si trovava nell’ala sinistra del palazzo, piano primo.
le fonti bibliografiche del Bellini e della D’Auria concordano nell’affermare che nel 1569 fu iniziata la cappella di Provvisione, e la Valli d’Auria afferma essere l’ultima delle stanze della provvisione e che solo nel 1583-84 il collegio dei Dottori concesse alla Provvisione di ampliarsi di due locali sopra la sala del Collegio (oggi delle Colonne). Se ne può dedurre che la posizione della cappella doveva essere nell’ala sinistra ma prima dell’attuale sala delle Colonne (punto che all’epoca doveva corrispondere all’incirca a quanto era effettivamente stato realizzato del progetto del Seregni.)
Le guide d’arte del Museo del Castello e gli studi della D’Auria delineano il luogo come “ un ambiente piuttosto piccolo situato nell’angolo dell’edificio verso il Cordusio, con una sola porta di accesso dalla sala delle riunioni dei Dodici di Provvisione, in asse con l’altare, e con un’unica finestra aperta in una delle pareti laterali”.Occorre qui considerare attentamente una mappa della Piazza dei Mercanti, del periodo 1815-55 che ci fornisce anche un’attendibile planimetria del piano terra del palazzo, non ancora rivoluzionato dalle trasformazioni otto - novecentesche. Considerando la struttura portante in muratura piena, si può pensare che anche il piano superiore non avesse un impianto dissimile; per quanto non ci sia una vera e propria conferma, l’aula della sala delle Riunioni dei Dodici doveva quindi essere l’ambiente più grande e di rappresentanza e pertanto identificabile con quella superiore alla sala dei procuratori. La cappella era quindi un ambiente adiacente.
I disegni del Gilardoni del 1824 riportano una finestra doppia curiosamente tamponata nella sua parte sinistra, sopra il passaggio di Santa Margherita, come se ci fosse una particolare esigenza interna. La collocazione della cappella potrebbe pertanto essere individuata attendibilmente sopra il passaggio di Santa Margherita, compresa tra la porzione di parete che chiudeva la sala dei Dodici e quella in corrispondenza della sala delle Colonne. Si sarebbe configurato come un ambiente quadrato di 6,5 m per lato. La porzione di finestra libera si sarebbe collocata esattamente sulla mezzeria del lato della cappella, dando quindi una certa simmetria all’ambiente.
Le ipotesi formulate ad oggi non possono trovare conferma, dal momento che non sono mai state reperite delle documentazioni iconografiche o altri elementi che possano suffragarle o contestarle.
Può essere considerato pressoché certo il fatto che la cappella fosse collocata nella porzione del Palazzo che è stata completamente demolita nel 1887-1888 per l’allargamento del passaggio di Santa Margherita, ad opera di Giobattista Borsani. Le pietre ed i materiali del paramento esterno furono smontati e ricomposte con il nuovo progetto, ma si perse completamente la disposizione interna degli ambienti, che sopravvive solo sulle planimetrie analizzate.
La correttezza della localizzazione porterebbe tuttavia a dire che dell’antica cappella non tutto è andato perso: infatti, oltre alle opere d’arte contenute, potrebbero sussistere eventuali tracce della cappella sotto l’intonaco della porzione di parete Nord-orientale dell’attuale sala del Parlamentino, un tempo la parete fondale a cui era addossato l’altare e le sue balaustre, che potrebbero avervi lasciato le tracce dei loro innesti, oltre a probabili tracce di decorazione in stucco.
[1]Sito “Lombardia Beni Culturali” repertorio: Istituzioni storiche sottorepertorio: città di Milano, voce: tribunale di provvisione sec. XVI-1796 [2]Raccolta Bianconi, vol. 1, Biblioteca Trivulziana [3]ETTORE VERGA, la camera dei Mercanti nei secoli passati, tipografia Umberto Allegretti, Milano 1914, pag 244
(Rolando Pizzoli)
Come la Cappella dei Giureconsulti anche la cappella del Tribunale dei Dodici di Provvisione è oggi un’architettura scomparsa.
Le cronache hanno sempre definito quest’ambiente cappella, per quanto non sia confermata l’esistenza di un effettivo obbligo di celebrazione quotidiana della Messa (per cui ci si sarebbe riferiti ad essa come chiesa), e uno dei membri del tribunale (facente parte del clero), ricopriva la funzione di “cappellano” e come tale assumeva il compito di celebrare la messa nella sede della Provvisione, ogni giorno feriale, prima dell’apertura dei lavori[1].
Rispetto alla Cappella dei Giureconsulti le notizie sulla cappella della Provvisione sono più scarse e frammentarie.
Come i Dottori in Legge, anche i Dodici di Provvisione avevano la loro sede storica all’interno del Broletto, occupando alcune stanze all’interno degli edifici, che riassettati dal Seregni, diverranno il nuovo Palazzo dei Giureconsulti.
Si sa che la Provvisione occupò la sua nuova sede, al primo piano del nuovo palazzo (che allora era limitato solo all’ala sinistra del Palazzo probabilmente appena prima del passaggio di S.Margherita, poiché un disegno anteriore al 1601, conservato alla Raccolta Bianconi[2] mostra lo stato dell’arte del cantiere, fermo alla metà orientale dell’edificio attuale, fino alla torre, che conservava ancora le linee medievali).
Non si conosce nemmeno l’architetto che la progettò; probabilmente, come supposto dall’Ing. Piero Bellini, non fu il Seregni, allora occupato alla Fabbrica del Duomo, ma l’ambiente fu forse frutto della risistemazione dei nuovi locali della Provvisione, fatta a Spese del Comune, dall’ing. Pirovano.
Doveva trattarsi in ogni caso di un ambiente molto semplice, giacché l’ing. Bellini poco oltre specifica che “il lavoro aveva artisticamente poca importanza “perché il Seregni se ne occupasse[3].
Con molta probabilità, le due cappelle dovevano differire anche per le loro impostazioni: entrambe caratterizzati da volumi semplici, (per quanto in quella dei Giureconsulti ci fosse stata aggiunta un’abside) la cappella dei Giureconsulti doveva qualificarsi come più complessa, su un piano architettonico, come dimostra l’utilizzo di lesene, nicchie ricavate nelle pareti ed ingressi ad arco, mentre la cappella di Provvisione affermava la sua importanza per le numerose opere su tela che l’adornavano e che oggi sono conservate ai musei civici del Castello.
Si è potuto appurare che entrambe presentavano delle decorazioni a stucco, senza però conoscerne l’aspetto, ma della cappella di provvisione se ne conoscono gli autori,Giuseppe Meda e Antonio Abbondi, rispettivamente progettista ed esecutore materiale.
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La cappella fu smantellata a partire dal 17 giugno del 1771 quando la Corte approva il trasferimento degli uffici civici e dell’arredo della Cappella di Provvisione, nella cappella di Santa Maria della Neve, a Palazzo Carmagnola. Le opere verranno ivi effettivamente trasferite nel 1773, e raggiunte, nel 1779 anche dall’ancona del Figino, assieme alla balaustra di marmo.
PERCORSO RICOSTRUTTIVO DELLA CAPPELLA
Per la ricostruzione dell’ambiente e per la sua localizzazione, in mancanza di una documentazione di riferimento più circostanziata, ci si è dovuti basare solo sulle poche tracce contenute nelle bibliografie consultate ed incrociare dei dati raccolti dalle testimonianze iconografiche e dai documenti progettuali;
ci si è avvalsi quindi delle:
Dall’analisi in oggetto è emerso che:
Le ipotesi formulate ad oggi non possono trovare conferma, dal momento che non sono mai state reperite delle documentazioni iconografiche o altri elementi che possano suffragarle o contestarle.
Può essere considerato pressoché certo il fatto che la cappella fosse collocata nella porzione del Palazzo che è stata completamente demolita nel 1887-1888 per l’allargamento del passaggio di Santa Margherita, ad opera di Giobattista Borsani. Le pietre ed i materiali del paramento esterno furono smontati e ricomposte con il nuovo progetto, ma si perse completamente la disposizione interna degli ambienti, che sopravvive solo sulle planimetrie analizzate.
La correttezza della localizzazione porterebbe tuttavia a dire che dell’antica cappella non tutto è andato perso: infatti, oltre alle opere d’arte contenute, potrebbero sussistere eventuali tracce della cappella sotto l’intonaco della porzione di parete Nord-orientale dell’attuale sala del Parlamentino, un tempo la parete fondale a cui era addossato l’altare e le sue balaustre, che potrebbero avervi lasciato le tracce dei loro innesti, oltre a probabili tracce di decorazione in stucco.
[1]Sito “Lombardia Beni Culturali” repertorio: Istituzioni storiche sottorepertorio: città di Milano, voce: tribunale di provvisione sec. XVI-1796
[2]Raccolta Bianconi, vol. 1, Biblioteca Trivulziana
[3]ETTORE VERGA, la camera dei Mercanti nei secoli passati, tipografia Umberto Allegretti, Milano 1914, pag 244